S.A.G.STUDIO CONSULENZA DEL LAVORO

Apprendistato: quando conviene e cosa comporta

· 3 min di lettura

L'apprendistato è uno dei contratti più usati da chi assume un giovane, e per buone ragioni: i contributi sono molto più bassi rispetto a un'assunzione ordinaria. Ma non è gratis come a volte si pensa. Comporta obblighi di formazione e ha limiti precisi. Ecco come funziona.

Le percentuali indicate valgono per le aziende fino a 9 dipendenti e sono aggiornate a settembre 2026. Vanno verificate sul caso specifico prima dell'assunzione.

Chi si può assumere

L'apprendistato più diffuso, quello professionalizzante, riguarda i giovani tra i 18 e i 29 anni. È un contratto a tempo indeterminato con un periodo di formazione iniziale, che dura in genere tre anni.

Ci sono però dei casi in cui non si può usare:

  • se il candidato ha già completato un apprendistato per la stessa mansione, non può essere assunto di nuovo come apprendista per quella mansione;
  • se invece lo ha iniziato senza completarlo, si può assumere come apprendista solo per il periodo che resta.

Anche qui, la storia lavorativa del candidato si verifica con il modello C2 storico rilasciato dal centro per l'impiego.

Quanto si risparmia

Il vantaggio principale sono i contributi. Nelle aziende fino a 9 dipendenti, i contributi a carico dell'azienda sono:

  • 3,11% della retribuzione nel primo anno;
  • 4,61% nel secondo anno;
  • 11,61% dal terzo anno.

Per confronto, in un'assunzione ordinaria i contributi a carico dell'azienda sono intorno al 30% della retribuzione. In più, per gli apprendisti l'azienda non paga il premio INAIL.

In alcuni contratti collettivi l'apprendista può anche essere inquadrato a un livello più basso rispetto a quello finale, con una retribuzione inferiore nei primi anni. Non vale per tutti i contratti: va verificato caso per caso.

Per le aziende con più di 9 dipendenti le regole sono diverse: il calcolo va fatto con il consulente.

Il rovescio della medaglia: la formazione obbligatoria

È l'aspetto che molti scoprono tardi. L'apprendista deve frequentare corsi di formazione obbligatori, organizzati da enti accreditati dalla Regione: in media circa tre settimane l'anno.

Sono ore retribuite, durante le quali l'apprendista non lavora in azienda. Per una piccola attività, tre settimane l'anno senza quella persona possono pesare: è un costo nascosto da mettere nel conto fin dall'inizio.

L'apprendistato conviene quasi sempre sul piano dei contributi, ma solo se l'azienda può sostenere l'assenza per la formazione e rispettare gli obblighi formativi. Se la formazione non viene fatta, i benefici si possono perdere.

Quanti apprendisti si possono assumere

Il numero di apprendisti è legato al numero di lavoratori qualificati già presenti in azienda. In linea generale:

  • nelle aziende fino a 9 dipendenti si può assumere un apprendista per ogni lavoratore qualificato in forza;
  • un'azienda senza dipendenti o con meno di tre lavoratori qualificati può assumere fino a tre apprendisti.

Apprendistato o altre strade?

Per un giovane senza esperienza nella mansione, le alternative sono il tirocinio, che non è un rapporto di lavoro, e l'assunzione ordinaria, magari con l'esonero under 35 se il candidato non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato. Attenzione: l'esonero under 35 e l'apprendistato non si sommano.

Per capire quale strada conviene nel tuo caso, il simulatore dello studio mette a confronto i costi. Per il quadro degli sgravi, leggi Incentivi per chi assume nel 2026.

← Tutti gli articoli