Tempo determinato o indeterminato: cosa cambia per l'azienda
Chi assume per la prima volta tende a scegliere il tempo determinato: sembra la strada più prudente, un modo per "provare" il dipendente prima di impegnarsi. È una scelta frequente e spesso sensata, ma non sempre è la più conveniente. Ecco cosa cambia davvero tra le due formule.
Come si usa nella pratica
Nella maggior parte dei casi l'ingresso in azienda avviene con un contratto a tempo determinato di qualche mese (tre, sei, al massimo un anno). Se il rapporto funziona, il contratto viene poi trasformato a tempo indeterminato. Assumere subito a tempo indeterminato è meno comune.
Il motivo è quasi sempre lo stesso: il timore di non potersi separare dal dipendente se le cose non vanno. Ma anche il contratto a tempo indeterminato prevede un periodo di prova, la cui durata è fissata dal contratto collettivo: durante la prova entrambe le parti possono interrompere il rapporto senza preavviso e senza motivazione.
Il costo: il tempo determinato costa un po' di più
A parità di stipendio, il tempo determinato costa leggermente di più in contributi. Sui contratti a termine l'azienda versa un contributo addizionale dell'1,40% della retribuzione, che non si paga sul tempo indeterminato.
Fanno eccezione alcuni casi, come le assunzioni a termine per sostituire una lavoratrice in maternità, per le quali il contributo addizionale non è dovuto.
Gli incentivi: molti valgono solo per il tempo indeterminato
È la differenza che pesa di più. Alcuni degli incentivi più importanti spettano solo per le assunzioni a tempo indeterminato. Il caso più noto è l'esonero per gli under 35 che non hanno mai avuto un posto fisso: fino a 6.000 euro l'anno di contributi risparmiati per due anni.
Altri incentivi valgono anche per il tempo determinato, ma con durate diverse: per gli over 50 disoccupati da almeno un anno, per esempio, lo sgravio dura 12 mesi con il contratto a termine e 18 con quello a tempo indeterminato.
C'è poi un'agevolazione pensata proprio per il tempo determinato: chi assume per sostituire una lavoratrice in maternità può avere una riduzione del 50% dei contributi a proprio carico, se ha i requisiti.
Per il quadro completo, leggi Incentivi per chi assume nel 2026: quali esistono e come si verificano.
In pratica: se il candidato ha i requisiti per un incentivo riservato al tempo indeterminato, assumerlo con un contratto a termine può voler dire rinunciare a un risparmio importante. Vale la pena fare il conto prima di scegliere.
Durata e rinnovi: il tempo determinato ha dei limiti
Il contratto a termine non si può prolungare all'infinito. In linea generale:
- fino a 12 mesi il contratto si può stipulare senza indicare il motivo;
- oltre i 12 mesi, e comunque fino a un massimo complessivo di 24 mesi, serve una causale, cioè una ragione prevista dalla legge o dal contratto collettivo;
- le proroghe sono limitate nel numero.
Superare questi limiti espone al rischio che il contratto venga considerato a tempo indeterminato fin dall'inizio. Le regole sulle causali sono cambiate più volte negli ultimi anni: vanno verificate al momento dell'assunzione.
Quale scegliere
Non esiste una risposta valida per tutti. Il tempo determinato dà flessibilità, ma costa un po' di più e può escludere gli incentivi migliori. Il tempo indeterminato, con un periodo di prova adeguato, spesso è meno rischioso di quanto si pensi e può costare meno, se ci sono incentivi.
Il simulatore dello studio ti mostra il costo con entrambe le formule e gli incentivi possibili per il tuo candidato. Se il candidato ha meno di 30 anni, valuta anche l'apprendistato.